sabato 2 aprile 2016

(Schoen)Berg, Parker, Bach



A chi voglia sperimentare al massimo il potere dell'ascolto celeste suggerisco una prassi, che empiricamente era alla basse della prima versione (2003) e che poi ho esteso nel 2012 con varie ed alterne modifiche.

Ora, con maggiore convinzione e cognizione la ribadisco:

passare diverse settimane ad ascoltare esclusivamente musiche di JS Bach, Charlie Parker, Arnold Schoenberg (e/o Alban Berg*) affinerà tantissimo il vostro orecchio celeste. Un vero tour de force.

Polifonia ben articolata e ritmo armonico veloce sono garantiti.


*Webern probabilmente sposterebbe leggermente verso il rosa l'esercizio. Uno dei motivi per cui la routine del 2012 (Bach,Parker, Webern) era fin troppo difficile da sopportare era anche questa leggera disomogeneità.

martedì 22 marzo 2016

Il mixer mentale

Una metafora molto calzante di come mi figuro il processo di ascolto (e la differenza di percezione di chi ascolta con un colore  invece che in un altro) è quella del mixer.


La musica chiara è multitraccia: il nostro registratore mentale per apprezzarla deve usare più piste indipendenti.

La musica scura ha pochi canali (a volte uno solo).

La variabile legata al ritmo armonico percepito (o angolo di ascolto) è invece la frequenza di campionamento del nostro registratore. Quanto più spesso campioniamo le relazioni armoniche tanto più siamo spostati verso il blu/celeste.

Quanto più raramente campioniamo le relazioni armoniche (o anche mai) tanto più siamo spostati verso il rosso/rosa.

lunedì 29 febbraio 2016

Revisione pillola rossa

Una playlist che insiste sul settore MS (per chi ha letto il libro ultimo capitolo I sei tipi di musica).
In pratica la musica che stimola la strategia di ascolto rossa.

Philip Glass - Knee 1 (from Einstein on the Beach)
Gregorian chant - Deum verum
Slint - Spiderland
Anthony Braxton - Alto saxophone improvisations
Salvatore Sciarrino - La perfezione di uno spirito sottile

martedì 23 febbraio 2016

Una definizione precisa

I quattro colori hanno ora una definizione precisa.

Se il chiaro e lo scuro sono caratterizzati dal tipo di polifonia (sensibile o meno all'indipendenza delle linee), il corallo e l'azzurro sono caratterizzati dal tipo di ritmo armonico.

Quindi:

celeste = ascoltatore molto sensibile alla polifonia  ed abituato ad  un ritmo armonico veloce

rosa = ascoltatore molto sensibile alla polifonia  ed abituato ad un ritmo armonico lento

blu = ascoltatore poco sensibile alla polifonia ed abituato ad  un ritmo armonico veloce

rosso = ascoltatore poco sensibile alla polifonia ed abituato ad  un ritmo armonico lento.



Per quanto riguarda la definizione di ritmo armonico mi riconosco molto in quella di Walter Piston che rimarca l'importanza del tempo reale (quindi della velocità di esecuzione del brano) che ha l'ascoltatore per percepire l'armonia.
Inoltre parla anche di accordi melodici che non innalzano il ritmo (e questo per esempio è il caso di certo progressive rock o fusion che considero rosa).
Mentre altri parlano di ritmo relativo (in riferimento al numero di battute), che però spesso coincide con il ritmo psicologico.

Per chi vuole approfondire in rete si trova un simpatico articolo:
http://webensino.unicamp.br/disciplinas/MU146-287977/apoio/1/ritharmon.pdf

Dimensions of harmonic rythm di Joseph Swain.

Un giochino che ho provato per sperimentare questa definizione è stato quello di sfruttare il player di youtube per ascoltare una versione accelerata di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin.

Per quanto ridicola (effetto Benny Hill) a 2x risulta molto meno fastidiosa, ad un orecchio celeste, che a velocità normale.

In particolare nel caso di musica chiara si possono distinguere

ritmo armonico statico/molto lento (rosa)
ritmo armonico lento (ibridi)
ritmo armonico veloce (celeste).

E questa definizione mi sembra molto più parlante di quella modale vs tonale, perché tiene conto anche di musiche non ascrivibili a questa distinzione (le atonali) o paradossi (blues celesti o brani tonali rosa).

Singolare è il caso di Stevie Ray Vaughan che è celeste a differenza di Hendrix (anche se si somigliano molto) anche per la velocità di esecuzione (oltre a piccole differenze nella linea di basso).

Così come alcuni brani classici molto lenti (l'Ouverture del Coriolano di Beethoven o il preludio in Do maggiore del primo libro del WTK di Bach o l'adagietto della quinta di Mahler) potrebbero anche definirsi ibridi quasi rosa.

Nella seconda scuola di Vienna, diversi brani di Webern (che ho inserito nei classici rosa) hanno un ritmo armonico decisamente più lento di quelli del maestro Schoenberg, che secondo alcuni analisti è il compositore con il più elevato ritmo armonico della storia.

mercoledì 20 gennaio 2016

L'angolo di ascolto ed i livelli di percezione

Proust (o Levi Strauss o chi per esso) credeva esistessero infiniti livelli di percezione in musica.

Il mio primo modello cercava una discretizzazione.

Tuttavia si è incorso in un problema:
facevo fatica a contarli e a delimitarli.

5?
6?
12?

Quando ho iniziato a capire che le variabili in gioco sono due, ho inventato il modello dei quattro colori.

Cosa è rimasto del vecchio modello dei livelli di percezione?



martedì 5 gennaio 2016

Four Laylas



Rosso: piaciona/ruffiana all'inizio, leggermente pesante alla fine

Rosa: paradisiaca/perfetta/armoniosa

Blu: noiosetta all'inizio, gradevole alla fine

Celeste: cacofonica/dissonante/stonata